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Lettera di Svevo

Sirene: dentro l’Ulisse.

 

 

[…] Mi sono procurato l’Ulisse. Al mio ritorno lo leggerò capitolo per capitolo tentando di viverlo

[da: Svevo, Italo. 1924. Lettera a James Joyce, 10 giugno]

 

Cara Sylvia,
Sto andando in estasi per Ulisse. Da quando ho letto Whitman quando avevo 18 anni, non sono stato così entusiasta di nessun libro. Ho letto tutto quello che ho trovato nel Little Review […] e al momento sto leggendo il dattiloscritto dell’episodio XIV. Credo mi piacerebbe tradurre alcune pagine per La N.R.F. o, se non volessero, per Les Ecrits Nouveaux. Magari il passaggio in cui Bloom è al ristorante. Otto o dieci pagine in tutto, semplicemente per mostrare quanto sia meraviglioso.

[da: Larbaud, Valéry. 1921. Letter to Sylvia Beach. 22 febbraio]

 

Forse l’opera più famosa – certamente la più discussa e studiata – di James Joyce, Ulisse è la storia di una giornata, il 16 giugno 1904, una giornata come tante, in cui Leopold Bloom, ebreo convertito della piccola borghesia irlandese, vaga per le strade di Dublino. È il racconto della vita di un uomo ordinario, intrappolato in una città paralizzata da vincoli morali e religiosi – città che viene comunque descritta minuziosamente in ogni più piccolo dettaglio, dal momento che l’intenzione di Joyce era quella di trasmettere

 

[…] un’immagine così approfondita di Dublino che se un giorno la città scomparisse dalla faccia della terra, potrebbe essere ricostruita attraverso il mio libro”.

[da: Budgen, Frank. 1972. James Joyce and the Making of “Ulysses”, and Other Writings. Londra: Oxford University Press]

 

Scritto in sette anni, Ulisse presenta una struttura compositiva tutt’altro che banale. Riassunta e schematizzata efficacemente nello “Schema Linati” e nello “Schema Gilbert” – redatti dall’autore stesso per aiutare, rispettivamente, Carlo Linati e Stuart Gilbert a comprendere la struttura fondamentale del libro – consta di tre libri (I: “Telemachia”, II: “Odissea”, III: “I Nostoi”) suddivisi ulteriormente in diciotto episodi che “corrispondo all’incirca agli episodi dell’Odissea di Omero” (Drabble, Margaret. 1996. “Ulysses”. The Oxford Companion to English Literature. Oxford: Oxford University Press).

 

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Come si nota chiaramente negli schemi, ogni episodio è ambientato in un luogo diverso, tratta un tema unico, ed è stato scritto utilizzando uno stile ben preciso – dal monologo interiore al teatro, dalla parodia al catechismo. In una recensione apparsa nel Daily Express il 25 marzo 1922, si legge che

 

[è] particolarmente significativo che la maggior parte dei giovani scrittori sfidino la riluttanza comune nel descrivere ciò che la maggior parte di noi fa e dice. Joyce si spinge ancora più in là: le sue pagine ci sbattono in faccia i nostro pensieri più segreti e sgradevoli. La prima impressione è quella di puro disgusto; la seconda di fastidio, perché non si capisce mai se un personaggio sta parlando o semplicemente pesando; la terza di noia, al continuo arpeggiare di oscenità […]; la quarta di reale interesse, nell’assistere alle fantasticherie di una mente sensibile a ogni odore, suono e colore.

[da: Mais, S.P.B. 1922. “An Irish Revel: And Some Flappers”. Daily Express, 25 marzo]

 

 

Sirene.

Nell’Odissea di Omero, Odisseo ordina all’intero equipaggio di mettere dei tappi nelle orecchie mentre navigano nei pressi dell’isola delle sirene, così da non venire incantati dal loro canto ed essere condotti, secondo la leggenda, a morte. Odisseo, d’altra parte, non sopportando l’idea di non poter ascoltare il canto delle sirene, ordina ai suoi uomini di legarlo all’albero maestro, potendo così lasciare le orecchie “stappate” e libere di udire quel canto celestiale.

Analogamente, l’episodio XI dell’Ulisse vede come protagonista la musica – e, in generale, il senso dell’udito. Da un lato, le sirene sono rappresentate dalle cameriere del locale che, bellissime e civettuole, incantano con il loro fascino Bloom e i suoi commensali; dall’altro, l’intero capitolo è pervaso da motivi musicali, un intrecciarsi di lirica, canzoni d’amore e ballate patriottiche che dominano l’episodio per tutta la sua estensione – occasionalmente la musica si interrompe, la performance musicale viene messa in pausa, ma Bloom non lo accetta, ne ha bisogno: solo la musica, pare, ha la capacità di distrarlo dal pensiero di Molly, sua moglie, insieme all’amante Blazes Boylan. Persino lo stile narrativo si allinea perfettamente al tema dell’episodio: ricco di assonanze, onomatopee e alliterazioni, il capitolo presenta persino un paragrafo d’apertura che, apparendo come un accostamento caotico di frammenti di frase, può essere considerato come una sorta di ouverture, un’introduzione musicale che anticipa i temi che andranno poi sviluppati nel corso del capitolo.